Anestesia

Cos’é il dolore?

La spiegazione del concetto di dolore in ambito medico è stata oggetto di numerosi dibattiti, ed è costantemente in evoluzione. La definizione attualmente accettata con il più ampio consenso descrive il dolore come “un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno”.

Il dolore pertanto va inteso non solo come una percezione mediata dai sensi, ma anche come lo stato psichico ed emotivo che si stabilisce durante tale percezione.

Il dolore è un sistema di difesa dell’organismo, una sorta di allarme che segnala un danno in atto, ma può, per vari motivi, perdere questo significato e diventare una vera e propria malattia, mantenendosi anche dopo che lo stimolo scatenante viene meno. Questo accade quando il sistema nervoso subisce una serie di modificazioni legate alla percezione dello stimolo doloroso che provoca rilascio di neurotrasmettitori e cambiamenti nei circuiti che conducono l’impulso, con lo stabilirsi di nuovi collegamenti tra neuroni (sinapsi) che alterano la normale percezione sensoria (fisiologica) rendendola, appunto, patologica.

Anestesia e analgesia

Scimpanzé in anestesia generale

Anestesia è un termine medico che indica contemporaneamente assenza di coscienza, abolizione del dolore, rilassamento muscolare e mancanza di ricordo. Quindi l’analgesia, intesa come la mancata percezione di uno stimolo doloroso, è parte fondamentale dell’anestesia.

Anestesia ed analgesia sono conseguite tramite la somministrazione di vari principi attivi, spessissimo combinati tra loro per potenziarne l’efficacia antalgica.

Quando è possibile prevedere l’isorgenza di uno stimolo doloroso, come nel caso di un intervento chirurgico programmato, il paziente viene protetto prima, durante e dopo l’insorgenza del dolore.

Purtroppo talvolta questo non è possibile, come nel caso di traumi o malattie che si manifestano con i sintomi stessi del dolore, e in questi casi l’obiettivo è di far cessare o minimizzare il disagio che viene percepito.

Un cane anestetizzato, sul letto operatorio

Perchè trattare il dolore?

I nostri animali domestici comunicano la sofferenza in tanti modi: con posizioni corporee e movimenti diversi dal solito o rimanendo immobili, rifiutando il cibo, vocalizzando, cambiando indole. E’ compito del medico veterinario valutare il dolore, parlando con il proprietario ed osservando il paziente, e stabilire qual’è la terapia più adeguata ad ogni diversa situazione.

Il dolore è una condizione eticamente non accettabile, e poiché abbiamo numerosi strumenti che ci permettono di trattarlo non c’è nessun valido motivo per trascurarlo. Al contrario, è provato scientificamente che il dolore, soprattutto se prolungato nel tempo, provoca la variazione nella secrezione degli ormoni steroidei, conducendo il metabolismo a consumare le risorse dell’organismo. Inoltre in questa situazione di stress anche il sistema immunitario è meno efficiente e tutti i meccanismi di riparazione dei tessuti diventano lenti e inefficaci.

Il dolore in conclusione deve essere trattato per consentire una convalescenza più veloce, un recupero libero da ansie e malessere, e il ritorno alla normale percezione sensibile presente prima del trauma/chirurgia.

L’anestesia viene divisa in tre fasi: pre-operatoria (preparazione), intra-operatoria (somministrazione dei farmaci anestetici e monitoraggio) e post-operatoria (risveglio e recupero delle funzioni vitali).

L’anestesia veterinaria ha visto aumentare il proprio prestigio negli ultimi anni.

La figura dell’anestesista veterinario, storicamente assente nel panorama della medicina veterinaria, è ormai riconosciuta come parte essenziale della clinica veterinaria, almeno in strutture di medie e grandi dimensioni.

Gli interventi chirurgici sui piccoli animali sono diventati progressivamente sempre più mirati e tecnicamente complessi, da qui l’esigenza di una figura professionale specialistica con conoscenze di anatomia, fisiologia, farmacologia, medicina e chirurgia, che consentono un approccio al paziente distinto ma nello stesso tempo complementare a quello del chirurgo.

Molteplici sono le responsabilità e i compiti di un anestesista veterinario:

  • valutare la condizione fisica dell’animale
  • decidere il miglior protocollo anestetico conoscendo i farmaci utilizzati e il loro effetto sull’organismo e/o su eventuali patologie concomitanti
  • applicare e interpretare un adeguato monitoraggio
  • conoscere le apparecchiature relative all’anestesia
  • controllare il dolore perioperatorio sapendo utilizzare, se necessario, tecniche anestetiche loco-regionali
  • informare il proprietario in modo accurato ed equilibrato sui potenziali rischi legati al tipo di anestesia più indicata per il suo animale.

Due sono i tipi di monitoraggio applicabili a un paziente da sottoporre ad anestesia; uno di tipo clinico e l’altro di tipo strumentale.

Il monitoraggio clinico inizia con l’esame preanestetico, che, oltre a fornire informazioni sullo stato di salute dell’animale, permette di avere parametri vitali di riferimento, da confrontare poi con quelli raccolti durante l’anestesia. Il monitoraggio clinico prevede la rilevazione di: temperatura, frequenza cardiaca e qualità del polso, colore delle mucose e tempo di riempimento capillare, frequenza respiratoria e qualità del respiro, posizione del bulbo oculare, riflesso palpebrale, diametro pupillare e tono della mandibola.

I limiti di questo tipo di monitoraggio vengono integrati dalla strumentazione, che ci permette di capire in tempo reale la profondità dell’anestesia e la situazione omeostatica del paziente.

Con l’elettrocardiografo si valuta l’attività elettrica del cuore, la pulsossimetria valuta la saturazione dell’emoglobina del sangue arterioso. Altro parametro di vitale importanza è la pressione arteriosa, misurata con metodo sia diretto sia indiretto. Infine capnografia, capnometria, spirometria e monitoraggio della concentrazione dell’agente anestetico volatile, ci servono per valutare l’adeguatezza della ventilazione e la profondità dell’anestesia, evitando il sovradosaggio dell’anestetico.

Monitor per anestesia

Poiché i nostri animali non hanno la capacità di parlare, diventa per noi più complessa la valutazione del loro dolore ; il fatto che non ce lo dicano non significa che non lo provino e che per loro non debba essere previsto un trattamento analgesico adeguato.
La sfida per noi diviene quella di interpretare nel modo migliore piccoli segnali che essi ci inviano e coniugarli con quanto ci riferiscono i loro proprietari.

La terapia analgesica deve essere adattata alle specifiche esigenze del singolo paziente e deve iniziare prima della manipolazione per gli accertamenti diagnostici e/o della chirurgia, deve essere approfondita e associata all’anestesia e continuata nel postoperatorio per garantire all’animale quello stato di doveroso benessere che i farmaci ci consentono di ottenere.

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