Negli ultimi tempi si parla tanto di Napoli e dei napoletani. La televisione, i giornali sembra che tutti abbiano qualcosa da commentare e che tutti sappiano giudicare …, eppure mentre i riflettori erano puntati sulla spazzatura e fiumi di interviste venivano mostrati in televisione, proprio da quelle ceneri e proprio da quella contraddetta zona di Pianura nasceva una grande storia di amore e solidarietà, la storia di Jane.
Jane era una delle tante randagine che non hanno vita facile a Napoli ma che raramente hanno la fortuna di trovare un rifugio come quello di un maneggio di Pianura gestito da una ragazza dal cuore grande che accoglie decine di cani e gatti randagi offrendo loro un rifugio e un pasto giornaliero. Purtroppo la vita di Jane non è stata a lungo spensierata perché a 8 mesi viene colpita da una mielite (lesione del midollo spinale) che la rende lentamente paralizzata e incapace di camminare sugli arti posteriori e anteriori. I vari veterinari interpellati a Napoli la dichiarano “spacciata” e la mandano a casa (al maneggio) consigliando l’eutanasia. Ma la sua mamma adottiva non si vuole arrendere e viene a sapere di un centro specializzato a Milano. Senza perdere tempo durante le feste di Natale (!!!) organizza un trasposto che porta nel cuore della notte la cagnolina a Milano dove vengono eseguite varie analisi approfondite e si tenta una carta estrema e molto costosa. Ma Rosaria (la mamma) non si dispera e con grosso sacrificio economico personale permette di eseguire questo tentativo che purtroppo si è poi rilevato infruttuoso. Inizia così un lungo percorso di solidarietà tra la clinica e Rosaria durato 3 mesi. In questo periodo Jane viene accudita al meglio e fa un percorso di fisioterapia fino ad arrivare alla decisione di metterla su un carrellino. Inizialmente Jane si rifiuta di accettare questo mezzo di trasporto e non ha la forza di camminare con le zampe anteriori e lo sconforto anche pensando al futuro di questa cagnolina, pervade i membri della cllinica e Rosaria.
Intanto mentre Pianura viene occupata da manifestazioni, immondizia e giornalisti e il maneggio sembra che dovesse chiudere, mentre i cavalli rischiano di morire di fame per mancanza di trasporti del mangime, un altro angelo spunta proprio fra quei cittadini conosciuti dalla televisione solo per l’immondizia e si chiama Maria Rosaria. Lei conosce Jane e da sempre assiste animali randagi in situazioni inimmagginabili per chi non conosce Napoli. Lei nonostante sia circondata da centinaia di cani bisognosi e più di qualunque signora Milanese avrebbe il diritto di dire che sarebbe meglio investire soldi e tempo per un cane sano e non per un randagio paralizzato dice no all’eutanasia e mette in moto un grosso lavoro alla ricerca di una sistemazione per Jane. Purtroppo dopo tanti “brava ” e “se potessi ma.” capisce che se vuole salvare Jane esiste una sola strada adottarla personalmente.
La cosa non è facile abita al terzo piano senza ascensore, ha già un cane oltre che una famiglia tra cui un marito che inizialmente ritiene questa adozione una follia. Ma la testardaggine e la determinazione di una donna napoletana non si ferma ai primi ostacoli e così con la collaborazione di Rosaria si tenta la via dell’adozione.
Jane nel frattempo si è ambientata nella clinica veterinaria, ormai questa è la sua casa, ha accettato il carrellino con cui va a fare delle passeggiate e ha un amico “del cuore ” Ciro, un altro cane paralizzato che vive in clinica da 8 mesi alla ricerca di una famiglia. Spesso Ciro e Jane dividono un grande piumone matrimoniale e si riempiono di baci e giocano insieme.
Arriva il giorno dell’ adozione e una notte di marzo un signore estraneo ritira Jane dalla clinica e la riporta a Napoli a casa di Rosaria. Tutti eravamo preoccupati, i veterinari della clinica che ancora non credevano al miracolo, Rosaria che non era certa di riuscire a gestire tutti le complicazioni che sarebbero potute nascere e la stessa Jane che si era ritrovata in questa casa sconosciuta. Ma sono bastati 2 giorni di amore perché Jane capisse che questo era per lei la sua casa, la sua mamma, anche lei aveva una famiglia tutta sua…
Ogni giorno che passava Maria Rosaria affrontava le difficoltà quotidiane come sollevare il cane e metterlo sul carrellino, pulire le pipì e le feci, affrontare l’abbaio incessante di un cane avido di attenzioni e carezze, ma la cosa che lei ricorda di più non sono i sacrifici ma la gioia di vedere quegli occhi felici quando prendono il sole insieme sul terrazzo, o quando giocano con l’acqua all’ora delle pulizie serali e soprattutto quando arriva la sera la gioia di Jane a mettersi sotto le coperte di un lettino fatto apposta per lei dove dorme con la testa su un cuscino felice come non mai.
Jane oggi esce con il suo carrellino a fare la spesa con Maria Rosaria affrontando un percorso cittadino fra parcheggi selvaggi e immondizia lungo la strada, ma sono felici e tutte le persone che incontrano trovano Jane speciale e si commuovono di fronte a tanto coraggio e tanta felicità. Molti piangono pensando al loro cane che troppo frettolosamente è stato soppresso perché non camminava senza offrire alcuna alternativa.
Ma il momento di maggiore euforia è stato il giorno del ritorno al maneggio quando Jane ha potuto rincontrare i suoi compagni di gioco e le persone che si occupavano di lei. E’ stata una grande festa in pieno stile napoletano dove il calore e la gioia di un popolo troppo spesso criticato ha estrinsecato la sua passione del vivere e la capacità di accettazione di ciò che non è perfetto. Cani e persone hanno accolto Jane come una eroina e lei ha passato la giornata a cacciare i gatti con i suoi amici, a correre dietro i cavalli e a farsi coccolare da tutti perché prima Jane era solo uno dei tanti cani randagi mentre adesso lei è speciale e ha una cosa in più degli altri : un carrellino e soprattutto una casa.





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