Frattura del canino.

La frattura di un dente e nella fattispecie del canino (foto 1), è una delle patologie dentali più frequenti. Quasi sempre di origine traumatica, rappresenta uno dei casi che richiedono, se la polpa dentaria risulta esposta, un intervento abbastanza tempestivo, in quanto la polpa si infetta e va incontro a morte (necrosi). Il progredire della necrosi e di conseguenza dell’infezione fino all’apice del dente, che è quella porzione racchiusa dentro l’osso, può avvenire anche entro 12 ore. La conseguenza è la possibile formazione di granulomi e ascessi in tempi più o meno variabili ma con conseguenze sull’osso che sono facilmente immaginabili. La differenza fondamentale con la stessa patologia riscontrabile nell’uomo, sta nella manifestazioni del dolore, che negli animali è molto più attenuata ( a meno che non sia un cucciolo). Questo rende il tutto molto più insidioso perché le radici dentarie degli animali sono proporzionalmente molto più lunghe, si estendono molto di più dentro l’osso e quindi la formazione di un granuloma, che è generalmente un fenomeno subacuto o cronico (si forma di solito in tempi non brevi), può fare danni molto maggiori, con indebolimento notevole dell’osso. In casi gravi si può addirittura arrivare alla frattura, soprattutto se è coinvolta la mandibola. La cura migliore in questi casi è la devitalizzazione, che consiste nella asportazione totale della polpa dentaria e in una sorta di “sigillatura” del dente, che permette di isolarlo dall’osso sottostante tranne che per la sua porzione più esterna, costituita dal legamento che lo fissa all’alveolo. In questo modo il dente viene conservato, evitando così problemi di masticazione e nello stesso tempo eliminando la comunicazione tra l’esterno e l’osso sottostante. Per prima cosa si esegue una radiografia (foto2), per valutare le condizioni generali del dente fratturato; poi si esegue una odontoplastica (foto3), che consiste in un rimodellamento del dente per ridargli una forma il più possibile simile a quella originaria. Questo procedimento permette di togliere gli spigoli taglienti della frattura, che potrebbero ferire le labbra o la lingua e ridare quella forma che permette di conservare la funzionalità del dente nella masticazione. Il passo successivo consiste nella asportazione totale della polpa dentaria con attrezzi particolari, nel rimodellamento del canale pulpare e nel suo lavaggio con soluzioni apposite. Dopo aver asciugato perfettamente il canale con dei coni di carta assorbente si applica, con un attrezzo specifico, del cemento canalare e dei coni di guttaperca (foto 4) che hanno la funzione di farlo aderire perfettamente alle pareti del canale pulpare. Finita la devitalizzazione è necessario eseguire una radiografia per verificare che il canale sia stato perfettamente chiuso (foto 5). A questo punto si procede con l’otturazione del dente. Per quanto presenti sul mercato da svariati anni i compositi resinosi estetici hanno raggiunto solo di recente una durezza e una robustezza paragonabile allo smalto. Prima dell’avvento di questi compositi di ultima generazione era preferibile utilizzare sugli animali domestici il vecchio amalgama d’argento, notevolmente più robusto. Attualmente si può utilizzare tranquillamente i compositi per otturazione estetica, che hanno il vantaggio non solo di essere “estetici”, ma anche di essere più facilmente modellabili dell’amalgama. Dopo aver preparato la sede dove applicare il composito, la cosiddetta “cavità” (foto 6), si applica il prodotto a più strati (foto 7), polimerizzandolo e quindi facendolo indurire con una fonte di luce appositamente studiata (foto 9). Alla fine del procedimento si leviga perfettamente la superficie dell’otturazione per arrivare al risultato finale (foto 10).



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