Jane era una randagina di Napoli che ha avuto la fortuna di trovare un rifugio come quello di un maneggio di Pianura, gestito da una ragazza dal cuore grande che accoglie decine di cani e gatti randagi offrendo loro un riparo e un pasto giornaliero. Purtroppo la vita di Jane non è stata a lungo spensierata perché a 8 mesi viene colpita da una mielite (lesione del midollo spinale) che la rende lentamente paralizzata e incapace di camminare sugli arti posteriori e anteriori.

Alcuni veterinari interpellati la dichiarano “spacciata” e la mandano a casa (al maneggio) consigliando l’eutanasia. Ma la sua mamma adottiva non si vuole arrendere e viene a sapere di un centro specializzato in neurologia, l'ospedale del Dott. Zeira.

Senza perdere tempo organizza un trasporto che porta nel cuore della notte la cagnolina a Tavazzano, all'ospedale San Michele, dove vengono eseguite varie analisi approfondite e si tenta una carta estrema e molto costosa. Ma Rosaria (la mamma) non si dispera e con grosso sacrificio economico personale permette di eseguire questo tentativo che purtroppo si è poi rilevato infruttuoso. Inizia così un lungo percorso di solidarietà tra la clinica e Rosaria durato 3 mesi. In questo periodo Jane viene accudita al meglio e fa un percorso di fisioterapia fino ad arrivare alla decisione di metterla su un carrellino. Inizialmente Jane si rifiuta di accettare questo mezzo di trasporto e non ha la forza di camminare con le zampe anteriori e lo sconforto, anche pensando al futuro di questa cagnolina, pervade i membri della clinica e Rosaria.

Intanto la signora Maria Rosaria, che a Napoli da sempre assiste animali randagi in situazioni spesso drammatiche, conosce Jane. Nonostante sia circondata da centinaia di cani bisognosi e potrebbe pensare che che sarebbe meglio investire soldi e tempo per un cane con maggiori probabilità di recupero invece che per un randagio paralizzato, dice no all’eutanasia e mette in moto un grosso lavoro alla ricerca di una sistemazione per Jane. Purtroppo dopo tanti “brava” e “se potessi ma”, capisce che se vuole salvare Jane esiste una sola strada: adottarla personalmente.

La situazione non è facile, abita al terzo piano senza ascensore, ha già un cane e suo marito inizialmente ritiene questa adozione una follia. Ma la testardaggine e la determinazione di Maria Rosaria non si ferma ai primi ostacoli e così con la collaborazione di Rosaria si tenta la via dell’adozione.

Jane nel frattempo si è ambientata nella clinica veterinaria, ormai questa è la sua casa, ha accettato il carrellino con cui va a fare delle passeggiate e ha un amico “del cuore” Ciro, un altro cane paralizzato che vive in clinica da 8 mesi alla ricerca di una famiglia. Spesso Ciro e Jane dividono un grande piumone matrimoniale e giocano insieme.

Arriva il giorno dell’adozione e una notte di marzo Jane viene prelevata dalla clinica e riportata a Napoli a casa di Maria Rosaria. C'era grande preoccupazione, i veterinari della clinica ancora non credevano al miracolo, Maria Rosaria non era certa di riuscire a gestire tutti le complicazioni che sarebbero potute nascere e la stessa Jane ora si trovava in questa casa sconosciuta. Ma sono bastati 2 giorni di amore perché Jane capisse che questo era per lei la sua nuova casa, anche lei finalmente aveva una famiglia tutta sua…

Ogni giorno che passava Maria Rosaria affrontava le difficoltà quotidiane come sollevare il cane e metterlo sul carrellino, pulirla, affrontare l’abbaiare incessante di un cane avido di attenzioni e carezze, ma la cosa che lei ricorda di più non sono i sacrifici ma la gioia di vedere quegli occhi felici quando prendono il sole insieme sul terrazzo, quando giocano con l’acqua o quando arriva la sera, la gioia di Jane nel mettersi sotto le coperte di un lettino fatto apposta per lei.

Jane oggi esce con il suo carrellino a fare la spesa con Maria Rosaria affrontando un percorso cittadino, ma sono felici e tutte le persone che incontrano trovano Jane speciale e si commuovono di fronte a tanto coraggio e tanta felicità. Molti piangono pensando al loro cane che troppo frettolosamente è stato soppresso perché non camminava senza offrire alcuna alternativa.

Ma il momento di maggiore euforia è stato il giorno del ritorno al maneggio quando Jane ha potuto rincontrare i suoi compagni di gioco e le persone che si occupavano di lei. E’ stata una grande festa, cani e persone hanno accolto Jane come una eroina e lei ha passato la giornata a cacciare i gatti con i suoi amici, a correre dietro ai cavalli e a farsi coccolare da tutti... prima Jane era uno dei tanti cani randagi senza molte speranze di avere vita dignitosa, mentre adesso, grazie alla generosità di tante persone ha potuto avere un carrellino e soprattutto una casa.

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